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Il Consiglio dei Ministri impugna la L.30/2017 della regione basilicata per conflitti con le normative nazionali.

Venerdì 12 gennaio il Consiglio dei Ministri ha impugnato la Legge 30/2017 della Regione Basilicata sul riconoscimento della Lingua dei Segni italiana. Il motivo del provvedimento risiede nel conflitto tra alcuni articoli del testo di legge e la legislazione nazionale in materia di professioni non organizzate, oltre che con le normative europee sulla libera circolazione dei lavoratori.

Alcuni articoli della legge regionale approvata in Basilicata lo scorso 20 novembre dispongono, infatti, la creazione di un albo degli interpreti Lis e l'obbligo per la pubblica amministrazione territoriale e gli enti privati della regione di avvalersi esclusivamente di professionisti appartenenti a questo albo. Tali disposizioni sono in palese conflitto con la Legge 4/2013 e con le normative europee sulla libera circolazione dei lavoratori, oltre che con le norme a tutela della concorrenza e del mercato della L.287/1990. Il conflitto tra una legiferazione regionale e le esistenti norme nazionali ed europee viola l'articolo 117 della nostra Costituzione.

Anios e Animu lo scorso mese di ottobre avevano inviato una lettera congiunta al Presidente della Regione Basilicata e ai Consiglieri regionali elencando nel dettaglio le criticità dell'allora progetto di legge. 

Va sottolineato che l'azione del Governo non si esprime contro il riconoscimento della Lis, promosso in altre regioni con apposite leggi e mai contestato, quanto il tentativo di legiferare su una professione che rientra in leggi nazionali già esistenti.

Ora l'impugnazione della legge regionale 30/2017 andrà all'esame della Corte Costituzionale, che si pronuncerà in merito a quanto segnalato dal Consiglio dei Ministri.

Anios e Animu continueranno a vigilare sulla questione e a promuovere una corretta legiferazione sulla professione dell'interprete Lis.